Di un campo da golf vediamo il percorso, la posizione di un bunker, il disegno di un green, il modo in cui ogni buca incontra il paesaggio. Più discreta è spesso la presenza di chi tutto questo lo ha immaginato e progettato: il golf course architect.
Una professione nella quale tecnica, conoscenza del territorio e cultura del golf devono trovare un equilibrio.
Pierfrancesco De Simone arriva a questa professione attraverso una formazione particolarmente qualificata. Ingegnere, ha scelto di specializzarsi nell’architettura dei campi da golf completando la propria formazione a Edimburgo, in un contesto nel quale ha potuto approfondire direttamente la cultura dei grandi percorsi scozzesi. È membro dell’European Institute of Golf Course Architects e nel corso della sua attività ha lavorato alla progettazione e alla riqualificazione di percorsi in Italia e all’estero, confrontandosi con temi oggi centrali per il settore: sostenibilità, gestione dell’acqua, manutenzione, rapporto con il paesaggio e qualità dell’esperienza di gioco.
Oggi è uno degli architetti di NWD Golf, realtà internazionale che riunisce le competenze di Pierfrancesco De Simone, Vijit Nandrajog e Garrett Wasson e opera nella progettazione e nel masterplanning di campi da golf.
Il suo nome era già entrato nelle nostre 9 buche attraverso Loris Vento. Proprio al termine dell’incontro con Vento avevamo anticipato che il nostro percorso sarebbe proseguito incontrando anche il professionista con il quale collabora nella riqualificazione dei campi: due competenze differenti e complementari, quella gestionale e quella progettuale, che consentono di osservare lo stesso mondo da prospettive diverse.
Ripartiamo quindi da lì. Questa volta entriamo nel progetto, per capire come nasce e come cambia un campo da golf, quanto contano territorio e sostenibilità, quale rapporto può esistere tra golf e sviluppo immobiliare e, perché no, se un piccolo spazio dedicato al gioco possa trovare posto anche nel giardino di casa.
Buca 1: Dall’ingegneria al golf course design. La sua formazione nasce dall’ingegneria e prosegue poi a Edimburgo con una specializzazione molto particolare. Come è arrivato a scegliere l’architettura dei campi da golf e quanto l’esperienza scozzese, a contatto con alcuni dei percorsi che hanno fatto la storia di questo sport, ha influenzato il suo modo di progettare?
P.D.S.: Il Master che ho conseguito nel dipartimento di architettura del paesaggio all’università di Edimburgo mi ha aperto gli orizzonti verso un aspetto artistico del lavoro che, per ovvie ragioni, non era stato sviluppato durante il percorso universitario presso il Politecnico di Milano. Aver saputo coniugare l’aspetto tecnico con quello artistico è stato il fattore che poi mi ha portato ad operare con successo nell’ambito della progettazione di campi da golf. Aver studiato in Scozia, dove si trovano la maggior parte dei monumenti storici del golf, è stato molto sicuramente utile per capire l’origine di questo sport e le ragioni per cui è diventato così popolare.
Buca 2: Prima del progetto. Quando arriva per la prima volta su un terreno destinato a diventare un campo da golf, oppure su un percorso esistente da riqualificare, che cosa osserva per prima cosa? Quanto il progetto nasce dal territorio e quanto, invece, dalla visione dell’architetto?
P.D.S.: La comprensione delle caratteristiche del territorio in cui sarà inserito il campo da golf è essenziale per creare un percorso unico, che si adatti alle condizioni ambientali in cui è inserito.
Buca 3: Dare nuova vita ad un campo. Molti campi italiani hanno una storia importante, ma sono stati progettati decenni fa e oggi devono confrontarsi con nuove esigenze di gioco, manutenzione e gestione. Come si interviene su un percorso esistente migliorandolo senza cancellarne identità e carattere? Penso anche all’esperienza di Garda Golf e al lavoro di ripensamento dei bunker.
P.D.S.: Nel restauro di campi esistenti, costruiti 40/50 e anche 60 anni fa bisogna applicare le conoscenze relative al gioco moderno, molto diverso da quello di un tempo. I giocatori, grazie al progresso nei materiali, eseguono tiri molto più lunghi e dalla parabola con apice molto più in alto. Per i giocatori migliori gli ostacoli dovranno essere posizionati di conseguenza. Bisogna poi considerare che l’età media dei giocatori si è alzata, quindi adattare anche il percorso in maniera che tutti possano divertirsi, senza dover affrontare colpi “impossibili”. Poi per quanto riguarda i bunker, si cerca di ridurre le dimensioni, per ottimizzare i costi e le tempistiche di manutenzione.
Buca 4: Sostenibilità che diventa progetto. Acqua, consumi, manutenzione e cambiamento climatico stanno modificando anche il modo di progettare i campi. Quanto può incidere oggi il golf course architect sulla sostenibilità, anche economica, di un circolo? E quali scelte progettuali possono ridurre concretamente consumi e costi negli anni successivi?
P.D.S.: I costi di gestione di un campo da golf sono molto aumentati negli ultimi anni, è necessario ottimizzare i consumi di acqua, elettricità e carburante per le macchine da taglio, riducendo le aree oggetto di manutenzione e lasciando spazi che crescono naturalmente, creando anche beneficio per l’ambiente in cui è inserito il campo da golf.
Buca 5: Progettare dove l’acqua è una risorsa preziosa. A Viveiro Golf, sull’isola di Sal a Capo Verde, si è confrontato con un ambiente molto diverso da quello europeo e con la necessità di utilizzare in maniera particolarmente attenta le risorse disponibili. Che cosa le ha insegnato quel progetto e quanto esperienze maturate in condizioni così particolari possono essere trasferite anche ai campi europei?
P.D.S.: Al Viveiro Golf le aree di gioco sono limitate ad 11 ettari su 18 buche, incluse le aree di pratica. Questo è un esempio estremo di come adattarsi alle condizioni del terreno, pur mantenendo un campo perfettamente giocabile e che permetta a tutti di divertirsi.
Buca 6: Un bel campo deve anche funzionare. Un progetto può essere spettacolare sulla carta, ma il campo dovrà poi essere mantenuto e gestito ogni giorno. Quanto devono dialogare il progettista e chi si occupa della gestione? E quanto questa complementarità entra nel lavoro che sta portando avanti con Loris Vento?
P.D.S.: L’esperienza con Loris a Gardagolf è stata di grande crescita per la nostra attività professionale, siamo riusciti a ridurre di due terzi la superficie totale dei bunker, passando da oltre 18 ettari a circa 6,5 di superficie totale, mantenendo inalterate le caratteristiche di gioco del percorso. Il risultato è stato un grande risparmio di risorse, mantenendo inalterata la fama di uno dei percorsi più celebri d’Italia. Già sede di 4 Open d’Italia, oltre che di molti altri tornei professionistici.
Buca 7: Golf e real estate. Quando un campo fa parte di un resort o di uno sviluppo residenziale, golf e real estate diventano elementi dello stesso progetto. Quanto è importante che vengano pensati insieme fin dall’inizio? Cosa può fare realmente un campo ben progettato per il valore e l’attrattività delle proprietà che lo circondano?
P.D.S.: Real Estate e la costruzione di un campo da golf sono un binomio indissolubile, che resterà tale anche in futuro. Oltre al valore legato all’inserimento di un immobile in uno spazio verde di eccelsa bellezza, si ha la certezza di mantenere il valore nel futuro, perché tali aree rimarranno uno spazio naturale per sempre. Si può vedere nelle grandi città inglesi; i campi da golf costruiti ad inizio ‘900 nelle periferie delle città, sono ora stati inglobati nel tessuto urbano e creano uno spazio verde, che altrimenti non ci sarebbe stato.
Buca 8: Il golf nel giardino di casa. Sempre più abitazioni dispongono di spazi esterni pensati per il tempo libero e il benessere. È realistico progettare anche in un giardino privato una piccola area per allenarsi al golf, per esempio un putting green o una zona per il gioco corto? Quali sono lo spazio minimo necessario, i tempi di realizzazione e, indicativamente, l’ordine di grandezza dell’investimento e dei successivi costi di manutenzione? E quanto cambia il progetto scegliendo tra erba naturale e superficie sintetica?
P.D.S.: Per progetti privati, la scelta di utilizzare l’erba sintetica è una scelta quasi obbligata, a causa della necessità di possedere macchine specifiche per il taglio. Il costo di costruzione dipende molto dall’area in oggetto, ma può partire da circa 20.000€ per i progetti più piccoli.
Buca 9: Che cosa rende un campo memorabile? Dopo avere studiato alcuni dei grandi percorsi della tradizione scozzese e avere progettato e riqualificato campi in contesti molto diversi, che cosa ritiene renda davvero memorabile un campo da golf? E se dovesse immaginare oggi un percorso destinato a essere ancora attuale tra venti o trent’anni, quali caratteristiche non potrebbero mancare?
P.D.S.: Ciò che rende un campo memorabile è il contesto in cui è inserito. Visuali sul mare, montagne e laghi purtroppo non si possono creare, ma sono ciò che rendono un percorso di livello mondiale. Perché un percorso sia attuale per i prossimi anni è necessario ridurre i costi di manutenzione e, come già detto, fare i modo che i giocatori più avanti con l’età si possano divertire senza problemi. Visto l’aumentare dell’età media della popolazione, saranno i giocatori un po’ più avanti negli anni gli utenti a cui i circoli dovranno fare rimerimento.
Ringraziamo Pierfrancesco De Simone per aver condiviso la sua esperienza internazionale e una visione progettuale nella quale competenza tecnica, sensibilità paesaggistica e sostenibilità si incontrano.
Per IMMOBILGOLF, approfondire l’architettura dei campi significa comprendere meglio anche il rapporto tra golf, territorio e patrimonio immobiliare: un legame che contribuisce all’identità e all’attrattività dei comprensori residenziali.
Un particolare grazie a Loris Vento, che ha favorito questo incontro e ci ha aperto le porte di un ambito professionale di grande interesse, al quale continueremo a dedicare attenzione e spazio nei nostri approfondimenti.
A.G.








