Un percorso costruito sul campo
Ci sono professionisti il cui percorso diventa, nel tempo, un punto di riferimento per l’evoluzione del golf nel nostro Paese. Loris Vento è senza dubbio uno di questi.
Appassionato golfista e già direttore di alcuni tra i più blasonati circoli, ha costruito la propria carriera attraverso esperienze che lo hanno portato a confrontarsi con importanti progetti di sviluppo e con le realtà più rappresentative del panorama nazionale, contribuendo alla crescita e alla competitività dell’intero movimento.
Ne abbiamo parlato con Loris Vento in questa nuova puntata di “9 Buche con…”.
Buca 1
Dopo aver ricoperto la direzione di alcuni tra i più prestigiosi golf club italiani, oggi apre un nuovo capitolo professionale dedicato alla consulenza strategica per i circoli. Qual è il valore aggiunto che un direttore con la sua esperienza può offrire oggi al settore?
Loris Vento: Credo che il valore aggiunto risieda nella possibilità di mettere a disposizione un’esperienza maturata in contesti diversi, unita a una visione strategica. Aver ricoperto ruoli di responsabilità in realtà differenti mi ha permesso di conoscere da vicino le dinamiche di un golf club, sotto il profilo gestionale, organizzativo, economico e umano.
Ritengo che oggi una consulenza efficace debba partire innanzitutto dall’ascolto e dall’analisi delle specificità di ogni circolo, ma anche da un’attenta valutazione del territorio in cui opera: la sua ubicazione, i collegamenti, il contesto turistico ed economico, il bacino di riferimento e la pressione competitiva sono elementi che influenzano profondamente le scelte strategiche. Solo attraverso una lettura complessiva di questi fattori è possibile tradurre l’analisi in soluzioni concrete, sostenibili e realmente applicabili.
Se c’è un elemento distintivo, credo sia proprio il tentativo di coniugare esperienza pratica, metodo e conoscenza diretta del settore al servizio delle esigenze di ciascuna realtà.
Buca 2
Dal Golf Perugia ad Antognolla, da San Domenico a Poggio dei Medici, fino a Gardagolf: lei ha guidato realtà con modelli di business molto diversi. Nella sua esperienza, qual è l’equilibrio perfetto che un grande club deve raggiungere tra qualità sportiva, aspettative dei soci e sostenibilità economica?
Loris Vento: Non credo esista una formula valida per tutti, perché ogni club ha una propria identità, una propria storia e un contesto territoriale differente.
Esiste però un principio che vale sempre: qualità sportiva, soddisfazione dei soci e sostenibilità economica non sono obiettivi in contrasto, ma elementi che devono crescere insieme.
Un grande club è quello che riesce a offrire un’esperienza di alto livello attraverso una gestione capace di pianificare nel lungo periodo, investire con criterio e valorizzare ogni risorsa disponibile. La qualità del percorso, dei servizi, dell’accoglienza e delle persone che lavorano all’interno del circolo devono far parte di un’unica visione strategica. Solo così si crea un club solido, attrattivo e in grado di generare valore duraturo per soci, ospiti e territorio.
Buca 3
Oggi il suo percorso evolve: l’esperienza maturata nella direzione dei circoli diventa il punto di partenza di un’attività rivolta ai circoli. Insieme all’ingegnere Pierfrancesco De Simone ha sviluppato una sinergia che integra visione manageriale, ingegneria e innovazione. Quali sono i principi e la filosofia che guidano il vostro metodo di lavoro?
Loris Vento: Il nostro metodo nasce da una convinzione precisa: prima di proporre qualsiasi soluzione è necessario comprendere a fondo il circolo, la sua storia, il territorio in cui opera, il modello gestionale, la struttura dei costi e le aspettative della proprietà e dei soci.
Per questo il nostro lavoro non si limita a un’analisi tecnica del percorso. Affrontiamo il club nel suo insieme, valutando il campo, le infrastrutture, l’organizzazione, i processi gestionali, l’impiego delle risorse e le opportunità di sviluppo ancora inespresse.
La mia esperienza nella direzione dei golf club si integra con le competenze ingegneristiche e progettuali dell’ingegnere Pierfrancesco De Simone. Questa complementarità ci permette di affrontare ogni progetto con una visione completa, nella quale gli aspetti tecnici e quelli gestionali dialogano costantemente.
L’obiettivo non è proporre interventi standardizzati, ma individuare le priorità, ottimizzare gli investimenti e costruire un percorso di crescita realmente sostenibile, capace di generare risultati concreti e misurabili, nel rispetto dell’identità e degli obiettivi di ciascun circolo.
Buca 4
Riqualificare un campo da golf significa intervenire su un sistema complesso, nel quale ogni scelta tecnica incide sulla qualità del percorso e sulla vita del club. Quali sono gli aspetti che ritenete prioritari nell’analisi di un percorso e in che modo individuate gli interventi capaci di migliorarne qualità, sostenibilità ed efficienza gestionale?
Loris Vento: La riqualificazione di un campo da golf non può essere affrontata soltanto dal punto di vista tecnico. Un percorso è parte integrante della vita del club e ogni intervento deve migliorare non solo la qualità del gioco, ma anche la sostenibilità gestionale ed economica.
Il nostro approccio parte da un’analisi approfondita: valutiamo lo stato agronomico e infrastrutturale del campo, i costi di manutenzione, i consumi idrici ed energetici, la fruibilità del percorso, l’efficienza degli impianti e le aspettative dei soci.
Da questa analisi individuiamo gli interventi realmente prioritari, evitando investimenti non necessari e privilegiando soluzioni che garantiscano benefici concreti e duraturi.
L’obiettivo è rendere il campo più performante, più sostenibile e più efficiente, senza snaturarne l’identità. Ogni progetto deve creare valore per il club oggi, ma soprattutto nel lungo periodo.
Buca 5
Tra le soluzioni che caratterizzano la vostra attività, la riqualificazione dei bunker rappresenta uno degli elementi più innovativi. Dietro quello che il giocatore percepisce come un semplice elemento del tracciato si nasconde, in realtà, un importante lavoro di studio e ricerca. Quali vantaggi concreti può offrire oggi questo approccio in termini di qualità del gioco, sostenibilità ambientale, gestione delle risorse e contenimento dei costi di manutenzione?
Loris Vento: I bunker rappresentano una delle aree più impegnative nella gestione quotidiana di un campo da golf. Non si tratta soltanto della qualità del gioco, ma anche del tempo, delle risorse e dei costi necessari per mantenerli nelle migliori condizioni. Per questo ogni intervento di riqualificazione deve essere progettato con l’obiettivo di garantire stabilità, efficienza e continuità nel tempo.
Ridurre gli effetti delle piogge intense, migliorare il drenaggio e limitare gli interventi di ripristino significa consentire al club di impiegare meglio uomini e risorse, mantenendo al tempo stesso un livello qualitativo elevato del percorso.
La vera innovazione non risiede nel bunker, ma nel metodo con cui viene progettato, realizzato e gestito nel tempo.
Buca 6
Nel corso della sua carriera ha guidato realtà di assoluto prestigio, integrate in contesti residenziali privati di altissimo livello. In base alla sua esperienza, come si è evoluto il concetto di golf real estate in Italia? Ha riscontrato una maggiore consapevolezza, da parte dei proprietari, del valore intrinseco e dello status che l’appartenenza a un club così riservato conferisce stabilmente al patrimonio immobiliare?
Loris Vento: Negli ultimi anni il concetto di golf real estate è cambiato in modo significativo. In passato il golf veniva spesso percepito come un elemento accessorio di pregio all’interno di un progetto immobiliare; oggi, invece, può diventare un vero asset strategico, capace di incidere sull’identità, sull’attrattività e sul valore complessivo di un comprensorio.
La domanda immobiliare di fascia alta si sta orientando sempre di più verso luoghi capaci di offrire privacy, sicurezza, qualità della vita, servizi, benessere, natura e senso di appartenenza.
In questo scenario un golf club ben gestito non rappresenta soltanto un campo da gioco, ma il cuore di una comunità evoluta, un’infrastruttura sociale e paesaggistica che contribuisce a dare stabilità e riconoscibilità al valore immobiliare.
Nella mia esperienza ho visto crescere la consapevolezza, da parte di proprietari e investitori, che la qualità della gestione del club incide direttamente sulla percezione e sulla tenuta del patrimonio residenziale. Un percorso curato, servizi adeguati, una club house viva, una governance solida e una visione di lungo periodo rafforzano il posizionamento dell’intero progetto.
L’Italia ha un potenziale importante perché unisce paesaggio, cultura, clima, enogastronomia e qualità della vita. Se questi elementi vengono integrati con una gestione professionale del golf club e con uno sviluppo immobiliare coerente, si può creare un ecosistema capace di attrarre non solo residenti italiani, ma anche investitori internazionali alla ricerca di uno stile di vita distintivo, autentico e sostenibile nel tempo.
Il punto centrale è proprio questo: il golf real estate funziona quando il club, il territorio, i servizi e il progetto immobiliare non viaggiano separati, ma fanno parte di una visione unica. È lì che si genera valore duraturo per soci, residenti, investitori e comunità locali.
Buca 7
Chi cerca l’eccellenza immobiliare, sia in Italia che all’estero, è da sempre guidato dal desiderio di abitare un contesto protetto, riservato e di forte identità. Dal suo osservatorio, quali sono i requisiti e i privilegi irrinunciabili che guidano un investitore quando sceglie di legare la propria dimora a un prestigioso comprensorio golfistico?
Loris Vento: Oggi il vero lusso non coincide più soltanto con il prestigio dell’immobile, ma con il tempo, la tranquillità e la qualità della vita che quel luogo è in grado di offrire.
Chi sceglie un comprensorio golfistico ricerca un ambiente sicuro, ben gestito, immerso nel verde e caratterizzato da servizi di alto livello. Ricerca soprattutto un contesto nel quale vivere ogni giorno un’esperienza coerente con il proprio stile di vita, circondato da persone che condividono gli stessi valori e la stessa attenzione per il benessere.
Il golf, in questo senso, rappresenta molto più di uno sport: diventa un elemento identitario capace di creare relazioni, senso di appartenenza e una qualità della vita difficilmente replicabile in altri contesti residenziali.
Credo che il valore di questi comprensori risieda proprio nella loro capacità di offrire un equilibrio tra natura, privacy, servizi, socialità e sicurezza. Sono aspetti che oggi guidano le scelte di molti investitori internazionali molto più del semplice prestigio dell’indirizzo.
In definitiva, chi investe in un golf resort non acquista soltanto una casa, ma sceglie un ambiente nel quale vivere, trascorrere il proprio tempo e costruire relazioni. È questa esperienza complessiva che rende tali contesti sempre più attrattivi.
Buca 8
I suoi viaggi e la partecipazione a importanti appuntamenti internazionali le hanno permesso di studiare da vicino numerose strutture in tutto il mondo. Guardando alle migliori esperienze estere, quali modelli organizzativi o progettuali ritiene possano rappresentare un’opportunità di crescita concreta per il movimento italiano?
Loris Vento: I viaggi e il confronto con realtà internazionali mi hanno insegnato che i golf club di maggior successo non vengono gestiti come semplici impianti sportivi, ma come vere e proprie imprese di servizi inserite all’interno di una strategia territoriale più ampia.
Naturalmente sono fondamentali una visione manageriale, una pianificazione di lungo periodo, l’utilizzo dei dati per supportare le decisioni, la formazione delle persone e una costante attenzione alla qualità dell’esperienza del socio. Ma credo che oggi questo, da solo, non sia più sufficiente.
La vera differenza la fanno quei territori che riescono a costruire un’offerta integrata, nella quale il golf dialoga con il turismo, l’ospitalità, l’enogastronomia, il patrimonio culturale, il benessere e tutte le eccellenze che caratterizzano una destinazione. È questa capacità di creare un’esperienza completa che rende un territorio competitivo a livello internazionale.
L’Italia possiede un patrimonio straordinario sotto tutti questi aspetti. La sfida non è creare nuove attrazioni, ma mettere in rete quelle che già esistono, costruendo prodotti capaci di attrarre flussi turistici qualificati, destagionalizzare la domanda e generare valore per l’intero territorio.
Credo che il futuro del golf italiano passi proprio attraverso questa capacità di sviluppare una strategia condivisa. Un aspetto che spesso viene sottovalutato è che il golfista, nella maggior parte dei casi, sceglie prima una destinazione e solo successivamente i campi sui quali giocare.
Le destinazioni di maggior successo, come Algarve, Costa del Sol o Scozia, non sono diventate punti di riferimento soltanto per la qualità dei loro percorsi, ma perché hanno saputo costruire un’offerta integrata fatta di collegamenti efficienti, strutture ricettive, ristorazione, cultura, servizi e un’organizzazione capace di valorizzare il territorio nel suo insieme.
È questo modello che, a mio avviso, dovrebbe ispirare anche il golf italiano: creare sinergie e trasformare il golf in uno degli elementi distintivi di una destinazione, non in un prodotto isolato. Quando golf club, operatori turistici, istituzioni e imprese condividono una visione comune, il golf diventa un motore di sviluppo economico, di promozione internazionale e di valorizzazione del territorio.
Buca 9
Il vostro progetto guarda al futuro attraverso un approccio che unisce sensibilità manageriale e visione tecnica. Quali sono, a suo giudizio, le sfide più importanti che i golf club saranno chiamati ad affrontare nei prossimi anni e su quali asset sarà necessario investire con maggiore convinzione?
Loris Vento: Credo che la sfida più importante dei prossimi anni sarà quella di trasformare i golf club da semplici strutture sportive a organizzazioni sempre più evolute, capaci di creare valore per i soci, il territorio e tutti gli stakeholder, senza perdere la propria identità.
Per riuscirci sarà necessario investire nelle persone, nella formazione, nella digitalizzazione dei processi e nella riqualificazione delle infrastrutture, con particolare attenzione alla gestione sostenibile delle risorse idriche ed energetiche. Ma, soprattutto, sarà fondamentale sviluppare una cultura manageriale capace di pianificare, misurare i risultati e prendere decisioni basate su dati e obiettivi concreti.
Allo stesso tempo, i golf club dovranno rafforzare la propria capacità di dialogare con il turismo, il settore immobiliare, le istituzioni e il tessuto economico locale. Oggi un circolo non può più essere considerato una realtà isolata: deve diventare parte integrante di un sistema che genera valore per l’intera destinazione.
Il golf italiano dispone di campi straordinari, professionalità di alto livello e territori unici al mondo. La vera sfida sarà mettere a sistema queste eccellenze attraverso una visione condivisa, trasformando ogni investimento in un’opportunità di crescita duratura.
Sono convinto che il futuro apparterrà ai circoli che sapranno evolversi, innovare e collaborare, mantenendo sempre al centro la qualità dell’esperienza offerta ai soci e agli ospiti. Perché il futuro del golf non dipenderà soltanto dalla qualità dei campi, ma dalla qualità delle idee, delle competenze e delle persone chiamate a guidarne l’evoluzione.
L’incontro con Loris Vento ci ha permesso di conoscere una nuova fase del suo percorso professionale, nella quale l’esperienza costruita in anni di direzione di importanti golf club, unita a quella di golfista esperto, gli consente oggi di offrire ai circoli una visione completa, capace di leggere il campo, il club e il territorio nel loro insieme.
Questa conversazione ci ha accompagnato oltre ciò che il giocatore vede lungo il percorso, facendo scoprire il lavoro di professionisti che operano con metodo, competenza e una visione di lungo periodo, contribuendo ogni giorno alla crescita dei circoli e del golf italiano.
La forza di questo progetto va ben oltre le soluzioni tecniche che propone: nasce dalla capacità di mettere a sistema competenze, esperienze e prospettive differenti, trasformandole in un metodo di lavoro orientato allo sviluppo dei circoli.
È un primo incontro che apre uno sguardo su un tema ancora poco conosciuto, ma destinato ad assumere un ruolo sempre più importante nell’evoluzione del golf italiano.
A.G.










