Golf & Green Minds
Cari lettori e care lettrici, benvenuti in questa nuova rubrica.
Negli ultimi anni il rapporto tra golf e ambiente è stato spesso oggetto di dibattito, soprattutto in relazione al consumo di suolo, all’uso di acqua e all’impiego di prodotti chimici. Ma quali sono i punti di forza e le sfide del golf per poter ridurre il proprio impatto?
Un’interessante pubblicazione di Di Pasquale et al., 1999 (Università di Bologna in collaborazione con il CNR) mette in luce come il primo elemento decisivo sia la scelta della localizzazione. Ad esempio, l’inserimento del golf in aree degradate o poco valorizzate può rappresentare un’opportunità di riqualificazione ambientale e paesaggistica, permettendo di trasformare spazi marginali in ambienti curati e fruibili, soprattutto in riferimento alla scelta dei futuri campi da golf.
Un secondo aspetto fondamentale riguarda la progettazione della struttura del campo. La distribuzione delle superfici gioca un ruolo centrale nel determinare l’intensità degli impatti. Le aree di gioco più antropizzate, come fairway, green e tee, richiedono elevati input sia idrici sia chimici. Per questo motivo, una progettazione sostenibile tende a ridurre l’estensione di tali superfici a favore di aree meno gestite, come il rough secondario, che possono ospitare ecosistemi naturali e favorire la biodiversità (ovviamente tenendo conto dei limiti di gioco). Inoltre, l’adozione di modelli progettuali coerenti con il paesaggio locale, l’uso di specie vegetali autoctone e il recupero di elementi naturali e architettonici esistenti permettono un migliore inserimento del campo nel contesto territoriale.
Accanto agli aspetti strutturali, un ruolo chiave è svolto dalla gestione e manutenzione agronomica. L’adozione di pratiche eco-compatibili consente di ridurre drasticamente l’uso di fertilizzanti e fitofarmaci, considerando però che, al giorno d’oggi, in certe circostanze, essi risultano necessari. L’impiego di specie erbacee adatte al clima locale (o che possano richiedere un minor utilizzo di acqua e di trattamenti, come ad esempio l’utilizzo di specie macroterme in contesti di elevata richiesta idrica), la razionalizzazione dei tagli, l’uso di fertilizzanti a lenta cessione e sistemi di irrigazione efficienti contribuiscono a contenere i consumi idrici ed energetici.
Un altro interessante caso di studio, presentato nell’articolo di Alberton, 2023, presso il Golf Ca’ Amata di Castelfranco Veneto, mette in luce come, nonostante le emissioni di anidride carbonica generate dalle operazioni di gestione del campo, il circolo, grazie alle sue specie vegetali, contribuisca al sequestro di anidride carbonica dall’atmosfera, diventando un efficace sink di carbonio. Questi dati possono variare da circolo a circolo in maniera più o meno significativa.
Particolare importanza assume anche il monitoraggio costante delle acque e dei suoli, che permette di individuare tempestivamente eventuali criticità ambientali. Infine, la sostenibilità del golf non può prescindere da adeguate politiche di incentivazione e strumenti di governance. Accanto a vincoli normativi e strumenti fiscali, assumono crescente rilevanza gli approcci volontari e negoziali, come i sistemi di gestione ambientale e i programmi di certificazione che già diversi golf stanno adottando.
Il cammino è ancora lungo. Negli ultimi anni il golf si è sempre più sensibilizzato nei confronti degli impatti ambientali, ma a noi golfisti piace migliorarsi sempre, anche in sfide come queste! T.B.
Courtesy of Golf Ca’ Amata.
Bibliografia: Di Pasquale, V., P.C.S., & Zanni, G.D.V.G. (1999). Gli effetti ambientali delle attività ricreative sul territorio. Università di Bologna – CNR, p. 74. Alberton, E. (2023). Il campo da golf: sink o source di CO₂? Il caso studio del Golf Club Ca’ Amata a Castelfranco Veneto.





